Proiezione del film Cumbre

Alla sede del CAI Oggiono il 05 GIUGNO 2015 alle ore 21:00

Si proietterà il film “CUMBRE”
della serie: IL GRANDE ALPINISMO

cerro-torreQuando un alpinista ha appena raggiunto il Cerro Torre, il suo primo pensiero immaginiamo sia di andarsene via il prima possibile, perchè se la finestra di tempo favorevole si chiude e il vento Azùl ritorna ad alzarsi impetuoso le cose diventano maledettamente serie. Non però Marco Pedrini, il protagonista di “Cumbre”, personaggio davvero fuori dagli schemi, genio e sregolatezza insieme.
Cumbre girato dall’amico Fulvio Mariani, documentarista di montagna tra i più talentuosi, racconta l’impresa più bella compiuta dal giovane alpinista ticinese, la prima ascensione in solitaria del Cerro Torre lungo la via Maestri del 1970, la famosa “via del compressore”. Marco Pedrini la salì in solitaria il 26 novembre 1985, indossando solo una T-shirt per il gran caldo, procedendo veloce da un chioda a pressione all’altro, autoassicurandosi nei tratti di ghiaccio più insidiosi. Poi con Fulvio Mariani salì altre due volte in vetta al Torre per le riprese del film. Nell’ultima discesa raggiunsero il compressore di Maestri ancorato alla parete: Marco si infilò un paio di occhiali da sole e si mise a cavalcioni , mimando un motociclista, il tutto filmato da Mariani. Un colpo di teatro che rivelava il personaggio Marco Pedrini, razionalità e istinto puro insieme. Era noto come alpinista classico, ma era stato conquistato anche dall’arrampicata libera e aveva trovato la sua strada coniugando l’alpinismo con l’arrampicata estrema.
A 17 anni le sue prime salite sulle montagne ticinesi, proprio con Mariani, poi in Dolomiti e nel Gruppo del Monte Bianco, e molte altre ancora.
Il 16 agosto del 1986 partì per una nuova, prestigiosa solitaria, la diretta americana al Dru, la via di Hemming e Robbins del 1962. non ci furono testimoni, ma probabilmente la salita riuscì. Successe tutto nella discesa, sempre senza testimoni: forse cedette un cordino o usci il chiodo di ancoraggio di una corda doppia .. Avrebbe compiuto 28 anni a novembre.

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Monte Palanzone

ALPINISMO GIOVANILE

DOMENICA 24 MAGGIO ore 7:30 si parte per il Monte Palanzone 1433 m.

Partendo da Regazzo e proseguendo per la Valle dei Morti si arriva alla Cascina Braga e li vicino ci sono i “Funghi di terra” (fung de tera).

palanzoneIn Età Quaternaria gran parte del Triangolo Lariano era ricoperto dalla lingua terminale del grande ghiacciaio retico che si spingeva ancora un po’ più a Sud verso la Brianza. Con il loro ritiro i ghiacciai lasciarono ovunque tracce della loro azione. Massi erratici provenienti dalle più lontane cime alpine e imponenti depositi morenici segnarono i limiti della loro massima espansione. Questi terreni morenici formano buona parte del substrato di tutto il o luogo dalle acque che lentamente hanno formato valli e vallette.

La vallata incisa sui fianchi orientali del Monte Palanzone è detta Valle dei Mori e nella sua parte superiore si ramifica nelle valli Mazzano e Sassina. Più in basso, sul lato sinistro idrografico, si trova la minuscola Valle di Balcon, meta della nostra gita. È infatti sulle sue scoscese pendici che si trovano le bizzarre formazioni geologiche dei Funghi di Rezzago. Si tratta di pinnacoli formati da terra compressa mista a ciottoli di varia dimensione che svettano isolati in punti particolarmente ripidi ed erosi. Come mai, diversamente al pendio circostante, hanno resistito all’azione dilavante delle acque e dei venti? La soluzione è presto detta. Ogni tanto all’interno di questo materiale più fine si trovano massi di notevoli dimensioni che hanno protetto il più tenero terreno sottostante dal dilavamento, così, mentre attorno la terra era portata via, lentamente lentamente sono sorti ed hanno preso slancio in altezza i “funghi di terra”. La loro origine e crescita non è quindi dovuta ad un vitale slancio quanto ad una paziente e passiva attesa. Tali formazioni sono molto fragili e inevitabilmente destinate alla scomparsa: granello dopo granello la terra della colonna sarà erosa finché la struttura non sarà più in grado di reggere il peso del masso che l’ha protetta e crollerà.
È ciò che è accaduto recentementea nche ad uno dei tre funghi di Rezzago, il più esile, che è crollato. Tuttavia una sorpresa è già in serbo perché un altro fungo sta emergendo dall’antica morena. L’unico problema è che per vederlo completato dovranno passare certamente molti decenni.

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