Chiusura AG a Montebarro

16 settembre 2018
AG2018
MONTE BARRO – Pranzo e chiusura

Con la giornata di oggi si conclude, per noi accompagnatori, anche per quest’anno, il nostro cammino a fianco dei ragazzi dell’Alpinismo Giovanile.

A marzo la presentazione in Oratorio a Oggiono e poi via in crescendo: Consonno, Grotte di Zelbio (speleologia), Rifugio SEV ai Tre Corni di Canzo, Rifugio Azzoni al Monte Resegone, Rifugio Porro e Larice Millenario nella Valle della Ventina, Rifugio SEC al Monte Cornizzolo, Rifugio Gastaldi in Val d’Ala (la due giorni con pernottamento in rifugio), Liguria da Albenga a Alassio, Monte Barro con pranzo, giochi e diapositive.

Come tradizione vuole, da qualche anno a questa parte, l’escursione di chiusura dell’Alpinismo Giovanile prevede un itinerario lungo i sentieri del Monte Barro per raggiungere “Spazio Oggiono” presso l’Eremo per il pranzo.

Quest’anno ben 90 di noi hanno coraggiosamente messo le gambe sotto al tavolo per degustare quanto preparato da volenterose amiche e amici.

Lasciato il doveroso spazio ai giochi, ci siamo raccolti per vedere le foto digitali. Qualche nostalgico ha ricordato i tempi in cui con un click la diapositiva si materializzava davanti ai nostri occhi.

Foto di gruppo, panorami, volti, fiori, caprioli, vette, neve hanno allietato tutti i presenti.

Immancabili le foto con vignette, è bello riuscire a ridere anche di se stessi: nessuno me ne voglia!!!  Una meritata merenda con le speciali torte preparate da esperte pasticcere (le mamme) e poi i ringraziamenti di rito.

GRAZIE di cuore alle ragazze e ai ragazzi che hanno affrontato salite e discese in ambiente montano, camminando in armonia con la natura e con gli amici.

GRAZIE ai genitori che affidano a noi i loro ragazzi e a quelli che condividono con noi le salite.

Non e sempre scontato che si crei un clima allegro e di amicizia: posso affermare che quest’anno ci siamo riusciti, speriamo anche negli anni a venire!!!!

Carlo

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Liguria

1 settembre 2018
AG2018
LIGURIA: da Albenga ad Alassio percorrendo l’antica via romana
“Julia Augusta”

Partiamo da Oggiono alle 6:00 e dopo pochi chilometri, compagna di viaggio diventa la pioggia.
Tuffi al mare? Forse con l’ombrello, ma siamo fiduciosi: il sole non può lasciarci proprio oggi!!!

Lasciamo la Lombardia alle spalle e in lontananza si intravede un cielo azzurro.
Giungiamo ad Albenga e troviamo il sole ad accoglierci.

Zaino in spalla e imbocchiamo l’antica via romana “Julia Augusta” costruita nel 13 a.C. per volere dell’Imperatore Ottaviano Augusto.

Lungo tutto il percorso, alla nostra sinistra nel mare azzurro, si staglia l’isola Gallinaria, così chiamata già dai Romani per la presenza di galline selvatiche.

Lungo la via troviamo i resti di monumenti funebri e ville romane.

Il nome della città di ALASSIO si presenta, in stile HOLLYWOOD, ai nostri occhi.

In spiaggia ci facciamo largo tra i bagnanti in cerca di un posto dove stendere il nostro telo mare; dopo di che… tutti in acqua.

Tutto fila liscio: sole, acqua azzurra, tuffi, capriole; ma verso le 15, dall’entroterra, nuvole nere e minacciose hanno la meglio sull’azzurro.

Il tempo di uscire dall’acqua e trovare riparo sotto i ponti della strada e si scatena un violento temporale; il nostro sogno di trascorrere ore in spiaggia per l’ultimo ritocco alla tintarella si scontra con le leggi della natura.

Camminiamo attraverso il budello di Alassio e, chi con un gelato, chi con una focaccia, dimentichiamo il temporale e ci prepariamo a rientrare anzitempo a Oggiono.

Pazienza, ci rifaremo l’anno prossimo!

Carlo

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Rifugio Castaldi in alta Val D’ala

30 giugno – 1 luglio 2018
AG2018

La “due giorni” del CAI Alpinismo giovanile al
Rifugio Gastaldi in alta Val d’Ala

Da tempo, il CAI di Oggiono, nel programma di Alpinismo Giovanile, riservato quest’anno ai ragazzi nati tra il 2000 e il 2009, presenta escursioni da effettuarsi, per ragioni di distanza e di tempo, in due giorni successivi, per dar modo a tutti i partecipanti di vivere un’esperienza a dir poco avventurosa, cioè quella di passare una notte in un rifugio di montagna.
La scelta di quest’anno è ricaduta sul Rifugio Bartolomeo Gastaldi in alta Val d’Ala, situato a 2659 metri, nelle Valli di Lanzo (Torino), in uno degli anfiteatri naturali più belli delle Alpi Graie.
Siamo partiti con due pullman il mattino presto del sabato. Un’ottantina di persone, fra adulti, accompagnatori e ragazzi. Nonostante l’ora mattutina si intuiva in tutti l’eccitazione della gita, la curiosità di conoscere un posto nuovo, l’idea di vivere per un paio di giorni in un luogo solitario, a contatto con la natura. Il sole già alto e il cielo terso accrescevano ulteriormente la positività di quelle sensazioni.
Il viaggio è stato agevole fino a poco oltre l’abitato di Lanzo. Da lì, la strada saliva, tortuosa, con tornanti e stretti passaggi in piccoli borghi, incantevoli, con le case dai caratteristici muri in pietra a secco e i tetti in lose. Strada di montagna che ha messo a dura prova l’attenzione e l’abilità degli autisti del pullman, peraltro bravissimi a condurci fino a Pian della Mussa a quota 1850 metri, un altopiano insinuato fra alte cime, ricco di corsi d’acqua, torrenti e cascate. L’acqua è gelida, grigiastra, color del ghiaccio e delle pietre. Difatti, la lingua di un nevaio giunge fin lì, ma non meraviglia, perché, nonostante la stagione estiva, le montagne che fanno corollario alla valle, sono ancora tutte innevate, effetto di una passata stagione invernale copiosa di neve.
Pian della Mussa è la base di partenza per la nostra meta: il rifugio Gastaldi. Sentiero segnalato CAI 222. Dislivello 809 metri. Non male, perché il sentiero si inerpica immediatamente, ripido, mettendo in difficoltà i meno allenati. Occorre rompere il fiato, ma anche alle gambe serve il giusto ritmo. Il serpentone colorato sale, snodandosi fra le rocce. Davanti i bambini con gli accompagnatori del CAI, dietro gli adulti. Costatiamo che i bambini quando sono in gruppo, camminano, veloci, hanno un buon passo, al contrario di quando si tenta di portarli a camminare da soli, dove riescono a trasformare semplici passeggiate famigliari in tormenti conditi di lagne e insofferenze.  Evidentemente ognuno ha il suo passo. In questi momenti capisci che andare in montagna, nonostante la compagnia, sei da solo, con il tuo fiato, le tue gambe, il tuo cervello. Devi camminare e basta, un passo dopo l’altro. è inutile guardare la cima, che sembra sempre lontana. Meglio concentrarsi sui propri passi, guardare in basso, i piedi, il sasso giusto da calcare. Di sicuro eviti di inciampare, di cadere.
Stare in gruppo invece da sicurezza. La montagna è affascinante, si ama, ma va affrontata con rispetto. A volte gli incidenti capitano  soprattutto per sottovalutazione o anche per cause sfortunate. Avere degli accompagnatori esperti che ti mostrano il pericolo, oppure tendono una corda sul nevaio ripido, a cui aggrapparsi, per evitare di scivolare, acuiscono l’attenzione, ti proteggono in un certo senso, ti danno coraggio. Un po’ di paura nei passaggi difficili c’è sempre, guai se non ci fosse. Poi si supera, anche se è proprio in questi attimi che il pensiero corre a qualche amico, amica, che non c’è più, elabora un dolore latente. Io penso sempre a Milena. È l’occasione per una preghiera.

Quando finisce il sentiero irto fra le rocce la meta è vicina. Si cammina in piano, nella neve. La pista si intuisce dalle orme lasciate dagli scarponi.  Il rifugio è una struttura grigia su tre piani. Le imposte rosse danno un tocco di colore. Lo spettacolo è impareggiabile. Il cielo è di un azzurro intenso. Di fronte abbiamo il ghiacciaio della Bessanese. Siamo circondati dalle montagne, la neve è ovunque e pare di essere sul fondo di un antico lago, di un cratere. Ti rendi conto che il Paradiso è sotto i nostri piedi e sopra le nostre teste. Mio Dio che bello!
Prendiamo possesso dell’intero rifugio. Non credo possa ospitare altre persone oltre noi. La struttura è stata aperta solo il giorno prima che arrivassimo. Il disagio è notevole, la corrente elettrica è prodotta dai pannelli solari, l’acqua è razionata, non c’è la televisione, internet non funziona. Riflettiamo su certe comodità di cui spesso abusiamo nella vita quotidiana, o sulle condizioni di vita del passato. La verità è che per un paio di giorni non muore nessuno. Utilizzeremo il cellulare solo per fare fotografie, finché sarà carico. È un’occasione unica per parlare, discutere, farsi compagnia. I bambini con la neve, non hanno bisogno d’altro per divertirsi. Andremo a letto presto, dopo cena. Sembra che non venga mai buio. Una famiglia di stambecchi, con possenti corna scende da un crinale, in cerca di cibo o di un riparo. Ci sorprende. Scattiamo fotografie. Si avvicinano incuranti della nostra presenza, altrettanto curiosi, senza fotografarci. Forse siamo davvero nel paradiso terrestre.

I bambini pregustano una nottata folle. Rimane negli intenti, la fatica accumulata per la salita fa il resto. Certo che l’idea di lavarsi sommariamente, mani, faccia, denti compresi, senza rimbrotti dei genitori, seppure per un solo giorno, è allettante. L’acqua è gelata. Provare per credere.

Mentre sono in bagno, in equilibrio precario sulla turca con un secchiello d’acqua per ripulire dopo, mi viene in mente una frase di Mauro Corona: «La montagna insegna a vivere! L’ho udito spesso, ma non è vero. C’è gente che frequenta i monti da una vita e non ha imparato un tubo! La montagna al massimo regala emozioni a chi è sensibile ed educato.» Quanta saggezza, quanta verità! L’ho capita nel momento del bisogno.

Notte stupenda al piano superiore di una fila di letti a castello nello stanzone del vecchio rifugio, costruito nel 1880, quando l’alpinismo muoveva i primi passi. I fortunati che dormiranno nello storico edificio sono una ventina. Il locale è umido e non c’è luce. Ci facciamo una risata. Un’avventura da raccontare ai posteri. Il resto della truppa è alloggiato nel nuovo rifugio, dotato di tutti i confort?! Un po’ li invidiamo.

Il mattino seguente, le pozze d’acqua ghiacciate sono la dimostrazione che di notte la temperatura è scesa sotto lo zero, ma il buon Dio ci concede un’altra giornata stupenda. Il sole scalda e la neve perde compattezza. Ideale per una lunga passeggiata all’aria aperta, con i bambini, sul nevaio. Bastano una maglietta con le maniche corte, un paio di ghette per non far entrare neve negli scarponi e gli occhiali da sole. Il riverbero del sole sulla neve è accecante. Gli ingredienti per divertirsi non mancano. Il resto lo fa l’ampiezza del panorama, l’ambiente selvaggio e l’imponenza delle cime. La superficie del  nevaio è ondulata, con onde di neve scolpite dalle variazioni di temperatura. Il caldo disgela e il freddo cristallizza. Scopriamo cascate che sembrano uscire dal nulla, torrenti rumorosi che improvvisamente si nascondono in tunnel sotterranei ghiacciati, poi riaffiorano e sfociano in laghetti, specchi di cielo e cime innevate. È bello capire ciò che si vede: la formazione delle rocce, l’effetto dei ghiacciai che si ritirano. Ciò che impressiona è il silenzio. Una cosa è certa, la bellezza della natura, l’infinito, l’altitudine, ci avvicinano a Dio, al Creatore di tanta bellezza. Spontaneamente ci prendiamo per mano e preghiamo: Padre nostro che sei nei cieli…
Nel pomeriggio abbiamo preso la via del ritorno. Siamo ritornati stanchi alla base, ma grazie a Dio senza incidenti. E questo è importante perché, sarete d’accordo con me, il punto più alto di una scalata è solo la metà del viaggio, che si completa in fondo alla discesa.

Giando

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Valle Ventina

10 giugno 2018
AG2018

VALMALENCO: CHIAREGGIO – RIFUGIO GERLI PORRO – “SENTIERO DEL LARICE MILLENARIO”

Partiamo da Chiareggio e, dopo aver attraversato il torrente, ci dividiamo in due gruppi: ognuno percorre sentieri differenti per arrivare alla stessa meta, come nella vita no?

Un gruppo sale verso il lago Pirola e l’altro raggiunge il rifugio Gerli Porro. Chi arriva per la prima volta rimane estasiato da ciò che vede: una ampia valle dominata da un lato dallo splendido rifugio, dall’altro dall’ahimè non più imponente, ma ancora colmo di fascino, ghiacciaio del Ventina. Chi c’è già stato riscopre la bellezza di un paesaggio che non ci si stanca mai di apprezzare, sì è un posto davvero magico!

Se volessimo trovare delle parole significative per oggi potremmo dire “Natura” e “Storia”. Infatti subito percorriamo il “Sentiero del larice millenario”, un albero sopravvissuto per oltre 1000 anni alle condizioni severe dell’alta quota.

Misurando i suoi anelli, attraverso degli studi di alcuni ricercatori delle università di Padova, Pavia e Torino, si possono notare anni positivi in cui la pianta è riuscita a formare anelli ampi e altri negativi in cui gli anelli sono proprio molto stretti che corrispondono ad annate particolarmente difficili con agenti atmosferici sfavorevoli o semplicemente con l’intervento di insetti che, nutrendosi delle sue foglie, l’hanno completamente spogliato.

Il parallelo tra questo essere vivente vegetale e la nostra vita viene da sé. Anche la vita di ognuno di noi è un’alternanza di momenti facili e difficili, ma che ci permettono di crescere e di sopravvivere con forza d’animo a ciò che ci capita di bello o meno.

Certo tutti si aspettavano una pianta speciale, gigantesca, con un tronco maestoso, una chioma folta e delle radici profonde. Ci troviamo davanti un albero un po’ come tutti gli altri, neanche molto grande. Se non ci fosse stato un cartello informativo, neanche l’avremmo riconosciuto.

Che bell’insegnamento per tutti noi che a volte crediamo che, per avere successo nella vita occorre per forza essere dei  “GRANDI”, nella scuola, nello sport, nel lavoro…. Certo avere delle mete ambiziose è legittimo, ma a volte ci dimentichiamo che essere “GRANDI” può voler dire anche sapersi relazionare nel modo giusto con gli altri, mettersi nei loro panni, fare un passo indietro per affrontare insieme le difficoltà, stare in silenzio ad ascoltare.

E allora un particolare ringraziamento a questa natura che, anche senza parole, ci ha parlato anche oggi fornendoci un GRANDE INSEGNAMENTO!!

Claudia

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Monte Resegone

27 maggio 2018

AG2018

MONTE RESEGONE – RIFUGIO AZZONI

QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO, CHE VOLGE A MEZZOGIORNO, TRA DUE CATENE NON INTERROTTE DI MONTI……

 « La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. »

Ecco come Alessandro Manzoni descrive la nostra bellissima montagna.

Qualche informazione per noi che abitiamo qui da sempre e per coloro che sono nuovi di questi posti.

Il Resegone, dall’altitudine di 1875 metri s.l.m. fa parte delle Prealpi Orobie Bergamasche. Si trova sul confine tra la provincia di Bergamo (versante più dolce tra la val Imagna e la val Taleggio) e quella di Lecco (versante più aspro e scosceso). In dialetto lecchese Resegun e in dialetto bergamasco Resegù, deve il suo nome alla forma del suo profilo, le cui 9 punte ricordano le lame di una grande sega, soprattutto se osservato dalla Brianza. Conosciuto anche con il nome di Monte Serrada che significa chiude, serra le valli circostanti.

Di recente formazione (Triassico superiore) è formato da roccia dolomia.

Molte le manifestazioni legate a questa bellissima montagna. Tra le più famose la Monza – Resegone, gara podistica a passo libero, notturna e di squadra; l’assalto al Resegone per raggiungere il rifugio Azzoni e la ResegUp con partenza da centro Lecco.

La nostra escursione non fa parte delle più famose, ma sicuramente è una delle più interessanti e suggestive.

Partiamo dal parcheggio in località Versasio, saliamo in funivia verso i Piani d’Erna per raggiungere passo dopo passo il rifugio Azzoni e da lì la croce. Purtroppo la nebbia in vetta non ci permette di godere del bellissimo panorama del nostro territorio, non ci resta che immaginare la città di Lecco, il versante bergamasco, i laghi e le cime circostanti …..sarà uno stimolo per tornarci ancora.

Scendiamo poi dal sentiero che ci porta al passo del Giuf attraversando la località Forbesette.

Come sempre la giornata è allietata dalla spensieratezza e dalla simpatia dei nostri giovani escursionisti in erba che, nonostante la fatica, non si stancano mai di raccontarsi le loro avventure e di scambiarsi le loro idee su……cose da bambini!

Permettetemi di esprimere un ricordo personale, ma sicuramente condiviso da tutti noi a due amici che ora sorridono osservando il lungo serpente colorato da magliette gialle, rosse, rosa…

Ciao Milly, ciao Battista!!!!

Claudia

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Tre Corni di Canzo

13 maggio 2018
AG2018

TRE CORNI DI CANZO: RIFUGIO SEV, SALITA AL CORNO, SENTIERO SPIRITO DEL BOSCO

La stessa esperienza vista da tre punti di vista diversi, ognuno con la sua originalità e specificità: un ragazzo, due giovani accompagnatori, un genitore.

Rifugio SEV e “sentiero spirito del bosco”

Dopo aver percorso un tratto di strada iniziale, siamo passati al sentiero abbastanza ripido e, dopo 3 ore e mezza circa, siamo giunti al “rifugio SEV”.
Abbiamo pranzato e successivamente abbiamo giocato; i maschi a calcio mentre le femmine a tiro alla corda, poi sia piccoli che grandi abbiamo giocato a palla due fuochi.
Finiti i giochi siamo scesi fino a III alpe dove abbiamo iniziato a percorrere il “Sentiero dello Spirito del Bosco”; qua c’erano molte sculture di legno: casettine, poltrone, animali (tartarughe, draghi…), persone ed elfi.
Infine siamo tornati alle nostre macchine passando da I alpe.
È stata una bella giornata e mi sono divertito molto soprattutto la passeggiata nello “Sentiero dello Spirito del Bosco”.

Stefano
Un giovane


Viandanti sul mare di nebbia

Una nuvolosa giornata sopra al nostro lago, questo è lo scenario che ci si è presentato una volta raggiunta la cresta del corno occidentale, che il gruppo CAI dei ragazzi più grandi e accompagnatori ha affrontato durante l’escursione di domenica 13 maggio.
La salita al corno è stata piuttosto impegnativa, sia per le condizioni climatiche, con forte vento e nuvole a bassa quota, sia per la difficoltà del percorso (da ricordare classificato come EE, per escursionisti esperti); quest’ultimo è molto esposto, con punti nei quali si necessita l’aiuto di catene per superare le rocce più scoscese.
Dopo la traversata siamo potuti scendere verso il rifugio SEV, percorrendo un sentiero abbastanza ripido e impervio, reso particolarmente scivoloso dal fango e dalla pioggia caduta in nottata.
Una volta pranzato nel prato con i bambini, siamo scesi verso il Terz’Alpe da dove abbiamo poi imboccato il sentiero degli spiriti del bosco, ovvero un percorso costellato di statue e opere artistiche, completamente intagliate nel legno, raffiguranti animali e varie figure fantastiche, come Folletti, streghe e persino draghi; dobbiamo riconoscere che i ragazzi si sono divertiti molto!
È stata un’esperienza diversa dal solito, sicuramente molto positiva, dove anche noi abbiamo trovato qualche difficoltà nonostante i diversi anni di trekking alle spalle; questo tipo di escursione è stato introdotto dalla sezione CAI di Oggiono per portare un po’ di novità: per i membri più grandi con l’ascesa alla vetta e per i più piccoli con il percorso nel bosco.
Ringraziamo gli accompagnatori per aver reso possibile una giornata in montagna in compagnia di tanti amici, e i ragazzi per aver partecipato con energia ed entusiasmo.

Ci vediamo alla prossima gita!
Marco e Riccardo

Due giovani accompagnatori


Mamme in vetta

Domenica è stata la giornata delle domande dalle risposte lievi, la giornata delle mamme in vetta, la giornata dei sentieri facili anzi lisci… come l’olio…
Ho in testa alcune domande fin da piccola: perché qui attorno le montagne saltano su dal terreno in forme così strane, una a seghetto, una a triangolo isoscele, l’altra scaleno, una con i bernoccoli, perché tre bernoccoli, non due, quattro o cinque? Perché sono detti corni, hanno la punta? Come fai a stare in equilibrio sulla sommità appuntita di un corno?
Quando il mio compagno di camminate – quando non so, ma so che succederà – mi vorrà annunciare che seguirà il gruppo su uno dei corni? Ma quale? Sono diversi, fa differenza?
Sono una nota fifona delle altezze: mi piace poter dare una misura alle distanze che mi separano dalle cose e con i fondovalle non riesco mai prima che mi assalga quel sentimento di piccolezza come può avere una formica mentre si sente guardata mentre passa su uno stelo nel prato.
Con qualcosa di simile, senza intenzione, ci sberleffa Giovanni quando saliamo dal rifugio Terz’Alpe nel bosco, su per il sentiero vischioso, chiacchierando di come dovremmo “riporci in una teca” per sopravvivere a questo mondo complicato…ma in fondo perché? Se siamo un puntino sulla linea del tempo delle ere, potremmo non essere così preziosi…
Intravvediamo alla nostra destra un gruppo di coraggiosi arrampicatori con caschetto che sale sulla parete ripida di roccia. Così si sale sulla punta di un corno liscio, è ovvio, pensavo.
Aspetto che da un momento all’altro ci si pari di fronte un muro di pietra come quello, invece si apre una piccola sella e scopro che tutt’attorno è una leggera nube che ci ha raggiunto fin lì.
L’attacco del corno è poco distante. Dopo un fresco praticello, un ghiaione, non così grosso da meritarsi il nome, che semina il primo sconforto di fronte alla fatica, il sentiero si avvolge dietro l’ultimo lembo di boschetto e ci troviamo di fronte le rocce, quelle brulle e grigie chiare – fatte di calcare, non di granito – che riconosco in quelle che vedo tutti i giorni guidando versa casa un migliaio di metri più in basso.
Il sentiero si è fatto costa, ma la nebbiolina si è sparsa anche qui e di fondo valle non c’è nemmeno l’idea… Controcorrente, gioisco: è tutto perfetto!
Allora vado avanti accompagnata dai consigli di Flavio e di Beppe che ci vogliono riportare a casa tutti interi e ci aiutano a passare l’anticima, poi qualche roccetta infossata e, infine, ecco che ci si può distendere in posizione eretta, di fronte a una lastra scura del CAI e una croce di metallo, tipo pilone, poco cresciuta per essere una croce di vetta.
Sulla destra, sul pendio, delle peonie, di un fucsia succulento come quello di un lampone, cresciute su una zolla di terra abbandonata dal gelo qualche settimana fa.
Ecco l’omaggio floreale per le due mamme che, sfidando le usanze sedentarie di una delle feste più in voga del mondo, sono arrivate quassù, spinte dalla curiosità.
Qualcuno protesta perché in montagna l’appetito viene alle 12, massimo 12,15 e siamo ancora alla seconda posa di gruppo e distanti dal bivacco dei più giovani che non ci hanno seguito.
…pare ci sia sempre un sentiero facile facile che parte dalle vette per consegnarti felice a un fresco prato apparecchiato con le migliori vivande di montagna e anche dal corno se ne vedono, ma a ricordarsi adesso dov’è l’attacco…
Dopo altre roccette, dopo una foresta di radici infangate, ecco il rifugio SEV, dove alcuni ci guardano con quello sguardo pacifico di chi sta digerendo dopo aver divorato a sazietà il miglior pane e companatico del mondo.
Li raggiungiamo a mangiare pane e confetti perché oggi, in altura, si festeggia anche un anniversario.

Teresa
Una mamma

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Viaggio al centro della terra

29 aprile 2018

AG2018

GROTTE DI ZELBIO: VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA

Domenica 29 aprile si è svolta la seconda uscita del corso di escursionismo giovanile di Oggiono che ha avuto una meta speciale: la grotta di Zelbio.

Si tratta di un sistema carsico di ben 60 km circa di grotte e gallerie scoperto dagli speleologi di Erba sotto il monte San Primo.

Il gruppo era formato da 50 persone tra ragazzi e adulti. Ci siamo addentrati nella grotta percorrendo circa 70 metri di profondità con una pendenza rilevante.

Tra cunicoli, rocce sporgenti, gradini scivolosi e anche ….un po’ di timore per l’incognito, siamo riusciti a raggiungere la meta decisa dagli speleologi, dove abbiamo vissuto l’esperienza di un minuto di silenzio e di completa oscurità: non capita tutti i giorni!

La risalita è stata più veloce anche se, vedere il punto da raggiungere sopra la tua testa non era certo confortante: riuscirò a passare?

Alla fine ce l’abbiamo fatta tutti. Siamo rimasti molto soddisfatti di noi stessi, riconoscenti alle guide Roberto e Giuseppe, grati ai giovani Davide e Marta che hanno appena terminato in tenera età il primo corso di approccio alla speleologia.

Le testimonianze di tre speleologi in erba parlano da sé:

Federico:  ”E’ stato bellissimo perché ho scalato, sono andato 70 metri sotto terra e, spegnendo le luci, ho sperimentato il buio totale. Il the che ci ha offerto Roberto in grotta era buonissimo. Bravi Marta e Davide che ci hanno spiegato in cosa consiste il corso di speleologia.”

Alberto: “Si scivolava tanto. Mi è piaciuto quando abbiamo spento le luci e abbiamo fatto silenzio: non siamo abituati. Sono passato anche sotto ad un sasso. All’inizio appena entrato avevo un po’ di paura, ma è passata subito.”

Enrico: “E’ stato bellissimo entrare nei buchi sotto i sassi, a 70 metri sotto terra come dei veri esploratori. Mi è piaciuto quando abbiamo spento tutte le luci. La discesa mi sembrava difficile, ma quando salivo ho scoperto che non lo era. Ho avuto un po’ di paura all’inizio quando ho visto i buchi, ma poi basta!”

Un’esperienza che resterà per sempre nella memoria di tutti noi.

Claudia

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Riflessione di due genitori

Riflessione di due genitori

8 aprile 2018

AG2018
Sentieri del Monte di Brianza: Oggiono – Consonno

Una torre.

Una vecchia torre in mezzo ai boschi, non è proprio una torre, è ……………

Estranea al posto, estranea alla collina, sorprende.

Ci arriviamo dopo mulattiere, sentieri, scalinate. Panorami familiari, nuovi scorci, Imberido, Bartesate. Ma una torre così….?

Ci passiamo sotto, con le nostre voci, i giochi, il pranzo, riempiamo gli spazi, scacciamo la malinconia del luogo.

E’ un minareto, è qui per un’idea, una fantasia. Il tempo ha cambiato le cose, adesso la torre aspetta ………. noi non l’immaginavamo così.

Ce ne andiamo. Altri arrivano, trovano la malinconia, i vandalismi, dovranno metterci qualcosa loro, per non sentire il vuoto. Ma bisogna saperci fare! E noi siamo ragazzi in gamba.

Torniamo nel bosco, col cammino rinforziamo le nostre amicizie, tortuose vie ci riportano in basso. Misteriosi percorsi che ci svelano gli infallibili accompagnatori.

Una nuova esperienza per molti, per noi ragazzi una bella opportunità, si sentono nuove amicizie e relazioni, c’è accoglienza e disponibilità, voglia di stare insieme, si sente l’amore per la montagna, per la natura e per il suo rispetto!

Adesso aspettiamo la prossima avventura.

Due genitori

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Passaggio di testimone

CAI OGGIONO: Passaggio di testimone

Febbraio 2018: elezioni per il nuovo Consiglio Direttivo.
Un appuntamento importante per la sezione CAI di Oggiono.
Dopo l’istituzione del nuovo Consiglio è seguita l’individuazione delle cariche istituzionali: presidente, tesoriere …..               
C’è chi, a malincuore, ma sicuro di aver dato negli anni un contributo prezioso, lascia spazio a nuove persone, nuove idee, nuovi punti di vista.
E chi, non senza preoccupazioni, si accinge ad affrontare un’esperienza nuova, accattivante, ma colma di responsabilità.
A chi ha lasciato spazio ad altri mi sento di dire:
“grazie” per l’impegno e la disponibilità dimostrati;
“grazie” per il tempo e la perseveranza messi in campo;
“grazie” soprattutto per il sentiero tracciato entro il quale altri cammineranno.
A chi inizia ora auguro:
di cercare delle strade alternative, senza perdere mai di vista la strada maestra;
di non dimenticare quello che la montagna ci insegna: la meta è importante, ma lo è ancor di più il cammino per arrivarci;
di affrontare tutto con serietà, ma anche con la spensieratezza di chi è convinto che, comunque vadano le cose, ne sarà valsa la pena!

E a tutti, presidente, vice, tesoriere, segretaria, revisori, soci, simpatizzanti……dico:

SENZA RADICI, NON E’ POSSIBILE AVERE ALI FORTI PER SPICCARE IL VOLO!!!!

                                                                                             Claudia

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Programma Evergreen 2018

In caso di pioggia o condizioni climatiche non idonee, l’escursione potrà essere modificata o sospesa senza preavviso.
Nella bacheca del C.A.I. di Piazza Manzoni sono esposti gli itinerari del mese in corso. Possono partecipare tutti purchè tesserati al C.A.I.

Con la partecipazione alle escursioni i Soci dichiarano di aver preso visione del regolamento del Gruppo e di accettare le norme in esso contenute.
Il regolamento è visibile sul sito internet www.caioggiono.it o presso la Sede della Sezione del Cai di Oggiono

Il ritrovo di partenza è in via Paolo VI (dietro condomini ex Nomo, parallela via Milano).

DATAORALOCALITA' PARTENZAQUOTAMETAQUOTADIFFICOLTA'DISLIVELLOATTREZZATURE RICHIESTE
10 gennaio8:00Canzo408Corni di Canzo - Rifugio SEC1373E965Spacca Sas
17 gennaio7:30Introbio588Rifugio Grassi1987EE1399Ramponi e ghette
24 gennaio8:00Sormano730Monte San Primo1686EE956Ramponi e ghette
31 gennaio7:30Moggio890Piani di Artavaggio1900EE1900Ramponi e ghette
07 febbraio7:00Sils1797Mout Selvas - Val di Fex2070E273Ghette, ricordarsi carta d'identità
14 febbraio7:00Balisio738Grignone2410EEA1682Ramponi e ghette
21 febbraio7:30Sormano730M.te Palanzone e M.te Bollettone1436EE706Ramponi e ghette
28febbraio7:30Forcella di Olino1148Monte Resegone1875EE727Ramponi e ghette
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