Viaggio al centro della terra

29 aprile 2018

AG2018

GROTTE DI ZELBIO: VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA

Domenica 29 aprile si è svolta la seconda uscita del corso di escursionismo giovanile di Oggiono che ha avuto una meta speciale: la grotta di Zelbio.

Si tratta di un sistema carsico di ben 60 km circa di grotte e gallerie scoperto dagli speleologi di Erba sotto il monte San Primo.

Il gruppo era formato da 50 persone tra ragazzi e adulti. Ci siamo addentrati nella grotta percorrendo circa 70 metri di profondità con una pendenza rilevante.

Tra cunicoli, rocce sporgenti, gradini scivolosi e anche ….un po’ di timore per l’incognito, siamo riusciti a raggiungere la meta decisa dagli speleologi, dove abbiamo vissuto l’esperienza di un minuto di silenzio e di completa oscurità: non capita tutti i giorni!

La risalita è stata più veloce anche se, vedere il punto da raggiungere sopra la tua testa non era certo confortante: riuscirò a passare?

Alla fine ce l’abbiamo fatta tutti. Siamo rimasti molto soddisfatti di noi stessi, riconoscenti alle guide Roberto e Giuseppe, grati ai giovani Davide e Marta che hanno appena terminato in tenera età il primo corso di approccio alla speleologia.

Le testimonianze di tre speleologi in erba parlano da sé:

Federico:  ”E’ stato bellissimo perché ho scalato, sono andato 70 metri sotto terra e, spegnendo le luci, ho sperimentato il buio totale. Il the che ci ha offerto Roberto in grotta era buonissimo. Bravi Marta e Davide che ci hanno spiegato in cosa consiste il corso di speleologia.”

Alberto: “Si scivolava tanto. Mi è piaciuto quando abbiamo spento le luci e abbiamo fatto silenzio: non siamo abituati. Sono passato anche sotto ad un sasso. All’inizio appena entrato avevo un po’ di paura, ma è passata subito.”

Enrico: “E’ stato bellissimo entrare nei buchi sotto i sassi, a 70 metri sotto terra come dei veri esploratori. Mi è piaciuto quando abbiamo spento tutte le luci. La discesa mi sembrava difficile, ma quando salivo ho scoperto che non lo era. Ho avuto un po’ di paura all’inizio quando ho visto i buchi, ma poi basta!”

Un’esperienza che resterà per sempre nella memoria di tutti noi.

Claudia

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Riflessione di due genitori

Riflessione di due genitori

8 aprile 2018

AG2018
Sentieri del Monte di Brianza: Oggiono – Consonno

Una torre.

Una vecchia torre in mezzo ai boschi, non è proprio una torre, è ……………

Estranea al posto, estranea alla collina, sorprende.

Ci arriviamo dopo mulattiere, sentieri, scalinate. Panorami familiari, nuovi scorci, Imberido, Bartesate. Ma una torre così….?

Ci passiamo sotto, con le nostre voci, i giochi, il pranzo, riempiamo gli spazi, scacciamo la malinconia del luogo.

E’ un minareto, è qui per un’idea, una fantasia. Il tempo ha cambiato le cose, adesso la torre aspetta ………. noi non l’immaginavamo così.

Ce ne andiamo. Altri arrivano, trovano la malinconia, i vandalismi, dovranno metterci qualcosa loro, per non sentire il vuoto. Ma bisogna saperci fare! E noi siamo ragazzi in gamba.

Torniamo nel bosco, col cammino rinforziamo le nostre amicizie, tortuose vie ci riportano in basso. Misteriosi percorsi che ci svelano gli infallibili accompagnatori.

Una nuova esperienza per molti, per noi ragazzi una bella opportunità, si sentono nuove amicizie e relazioni, c’è accoglienza e disponibilità, voglia di stare insieme, si sente l’amore per la montagna, per la natura e per il suo rispetto!

Adesso aspettiamo la prossima avventura.

Due genitori

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Passaggio di testimone

CAI OGGIONO: Passaggio di testimone

Febbraio 2018: elezioni per il nuovo Consiglio Direttivo.
Un appuntamento importante per la sezione CAI di Oggiono.
Dopo l’istituzione del nuovo Consiglio è seguita l’individuazione delle cariche istituzionali: presidente, tesoriere …..               
C’è chi, a malincuore, ma sicuro di aver dato negli anni un contributo prezioso, lascia spazio a nuove persone, nuove idee, nuovi punti di vista.
E chi, non senza preoccupazioni, si accinge ad affrontare un’esperienza nuova, accattivante, ma colma di responsabilità.
A chi ha lasciato spazio ad altri mi sento di dire:
“grazie” per l’impegno e la disponibilità dimostrati;
“grazie” per il tempo e la perseveranza messi in campo;
“grazie” soprattutto per il sentiero tracciato entro il quale altri cammineranno.
A chi inizia ora auguro:
di cercare delle strade alternative, senza perdere mai di vista la strada maestra;
di non dimenticare quello che la montagna ci insegna: la meta è importante, ma lo è ancor di più il cammino per arrivarci;
di affrontare tutto con serietà, ma anche con la spensieratezza di chi è convinto che, comunque vadano le cose, ne sarà valsa la pena!

E a tutti, presidente, vice, tesoriere, segretaria, revisori, soci, simpatizzanti……dico:

SENZA RADICI, NON E’ POSSIBILE AVERE ALI FORTI PER SPICCARE IL VOLO!!!!

                                                                                             Claudia

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Programma Evergreen 2018

In caso di pioggia o condizioni climatiche non idonee, l’escursione potrà essere modificata o sospesa senza preavviso.
Nella bacheca del C.A.I. di Piazza Manzoni sono esposti gli itinerari del mese in corso. Possono partecipare tutti purchè tesserati al C.A.I.

Con la partecipazione alle escursioni i Soci dichiarano di aver preso visione del regolamento del Gruppo e di accettare le norme in esso contenute.
Il regolamento è visibile sul sito internet www.caioggiono.it o presso la Sede della Sezione del Cai di Oggiono

Il ritrovo di partenza è in via Paolo VI (dietro condomini ex Nomo, parallela via Milano).

DATAORALOCALITA' PARTENZAQUOTAMETAQUOTADIFFICOLTA'DISLIVELLOATTREZZATURE RICHIESTE
10 gennaio8:00Canzo408Corni di Canzo - Rifugio SEC1373E965Spacca Sas
17 gennaio7:30Introbio588Rifugio Grassi1987EE1399Ramponi e ghette
24 gennaio8:00Sormano730Monte San Primo1686EE956Ramponi e ghette
31 gennaio7:30Moggio890Piani di Artavaggio1900EE1900Ramponi e ghette
07 febbraio7:00Sils1797Mout Selvas - Val di Fex2070E273Ghette, ricordarsi carta d'identità
14 febbraio7:00Balisio738Grignone2410EEA1682Ramponi e ghette
21 febbraio7:30Sormano730M.te Palanzone e M.te Bollettone1436EE706Ramponi e ghette
28febbraio7:30Forcella di Olino1148Monte Resegone1875EE727Ramponi e ghette
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Grotte di Borgio Verezzi EG 2017

2 settembre 2017

TRA TUFFI E SPRUZZI

Sabato 2 settembre, dopo esserci sparsi per le meritate vacanze, ci ritroviamo per la “classica gita al mare del C.A.I.”.
Partiamo sotto una pioggia scrosciante, fiduciosi che ….. ” tanto al mare non piove mai”. Appena arriviamo a Borgio Verezzi piove, ma noi iniziamo la tanto attesa visita alle famose grotte e ci sentiamo subito parte di un mondo incantato colmo di forme e colori: ancora una volta la natura supera ogni nostra immaginazione. Poi una breve camminata ci permette di raggiungere la spiaggia per goderci l’ultima giornata al mare prima di affrontare l’autunno, anche il sole ora ci fa compagnia. Subito si formano gruppi di interesse: ragazzi e ragazze in acqua accompagnati dagli occhi vigili degli accompagnatori; donne/lucertole che non si perdono per niente la possibilità di potenziare la tanto sudata abbronzatura; classici buongustai che ne approfittano per un bel piatto di spaghetti allo scoglio in un ristorantino del luogoPurtroppo però la festa dura poco; grosse nuvole all’orizzonte, in men che non si dica, ricoprono interamente il cielo ed allora …. nessun problema, ne approfittiamo per giocare a carte e per farci una bella chiacchierata. A metà pomeriggio, quando ci rendiamo conto che il sole non ci avrebbe più allietato con la sua presenza, decidiamo di farci un giro. Ci inoltriamo nelle vie di Pietra Ligure già allestite per la manifestazione dello “Street food serale” e ci sentiamo un po’ fuori luogo con i nostri zaini da montagna e il nostro abbigliamento forse un po’ troppo sportivo, ma nessun problema: gelato, farinata, focaccia ligure, sosta nella piazza principale e poi via verso il pullman.Noi del C.A.I. non ci lasciamo mai scoraggiare dagli imprevisti del tempo, in fondo era solo dal mese di marzo che non pioveva a Borgio Verezzi!!!!

Claudia

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Val Formazza EG 2017

SABATO 1 e DOMENICA 2 LUGLIO      

VAL FORMAZZA – I Rifugi del Mato Grosso

Sabato 1 luglio ore 6.30 tutti pronti per il week end CAI in Val Formazza!!!
La Val Formazza si trova a nord ovest del Lago Maggiore.
Dopo un lungo viaggio in pullman, siamo arrivati al parcheggio presso la diga “Morasco”.

Dopo aver indossato gli scarponi, con lo zaino in spalla, abbiamo iniziato la nostra salita verso il Rifugio Claudio e Bruno (vicino al confine con la Svizzera). Dopo 2 ore di cammino, ci siamo fermati per riposare e pranzare su un bel prato. Nel pomeriggio abbiamo camminato per altre due ore. Durante il tragitto abbiamo attraversato una seconda diga che costeggia il lago Sabbioni. Mentre camminavamo, in alcuni tratti, nevicava!
Arrivati al rifugio Claudio e Bruno (2710 m) noi ragazzi abbiamo giocato insieme. Ci siamo sistemati nella stanza e alle 19:30 abbiamo cenato: pasta al sugo, polenta e brasato e, come dolce, una squisita torta!
Dopo cena siamo andati nella grande camera dove, sui materassi, abbiamo giocato a carte! Alle 22 la luce è stata spenta, dai nostri accompagnatori: era arrivato il momento di dormire!! Però non sono riuscito ad addormentarmi subito perchè ero troppo emozionato: era la prima volta che dormivo in un rifugio ad alta quota!
Il mattino dopo, ci siamo svegliati verso le 7, abbiamo fatto colazione: pane e marmellata e caffè-latte o tè, che bontà!!!
Abbiamo preparato lo zaino e ci siamo messi in cammino per raggiungere il rifugio 3A a quota 2960 m. Il clima era particolarmente freddo!!! Dal rifugio, nonostante il brutto tempo, il panorama era molto suggestivo: si poteva osservare il Lago Sabbioni con alle spalle il ghiacciaio del Sabbione. Dopo una breve sosta abbiamo iniziato la discesa, abbiamo attraversato un grande nevaio (credo lungo più di 200 m).
Il primo tratto è stato impegnativo e si scivolava molto facilmente, mentre il resto è stato più semplice. Mi sono divertito tantissimo a scendere seduto sulla neve!!!
Verso le 13.00 ci siamo fermati al Rifugio Città di Busto, un luogo più riparato per mangiare perché il vento soffiava forte forte.
Dopo pranzo abbiamo ripreso la discesa e durante il tragitto mi sono divertito a raccogliere minerali di ogni colore, forma e dimensione. Alcuni erano davvero MERAVIGLIOSI!!!
Siamo arrivati al parcheggio verso le 15.30. Appena partiti con il pullman abbiamo costeggiato la cascata del Toce.
Questo week end è stato per me una bella esperienza: sia per il percorso (ad alta quota) che per essere stato molto bene con i miei compagni di viaggio (ragazzi e accompagnatori).

Stefano Longoni

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Alpe Fraina EG 2017

7 maggio 2017

ESCURSIONE ALL’ALPE FRAINA

Eh sì, oggi tocca a noi far sentire la nostra voce: ragazze e ragazzi dell’escursionismo  giovanile.

Siamo pronti, saliamo sulle auto e raggiungiamo Premana, in Valsassina. Alcuni di noi ci sono già stati, per alcuni è tutto nuovo. Attraverso una mulattiera non ripida in due ore raggiungiamo la bellissima località dell’Alpe Fraina.  Speravamo di rilassarci tra la natura, ma naturalmente gli accompagnatori hanno in serbo qualcosa: ci fanno camminare senza meta ancora per un’oretta e, al nostro ritorno, dopo aver mangiato un boccone, ci propongono i “giochi di corda”. Ci spiegano che, quando saremo grandi e vorremo affrontare dei percorsi più impegnativi, magari delle “ferrate”, occorreranno imbrago e corde e … naturalmente alcune informazioni per muoverci sempre in sicurezza.

Il ritorno avviene poi dall’altra parte della valle e, come per magia, il panorama cambia completamente permettendoci di osservare da un altro punto di vista diverso da quello del mattino, ma pur sempre bellissimo.

Nel tardo pomeriggio, stanchi ma come sempre soddisfatti, saliamo sulle auto, contenti di avere un viaggetto di più di mezz’ora che ci permette di chiacchierare del nostro livello raggiunto ai videogiochi o di schiacciare un meritatissimo pisolino.

“Mi è piaciuta molto l’esperienza delle corde che ci ha insegnato come comportarci in montagna. Sono stato molto contento quando ho oltrepassato il fiume. Ho anche visto molti quad” STEFANO

“Mi è piaciuta la giornata, soprattutto l’esperienza delle corde. E’ stato divertente” LUCA

“Non mi è piaciuto andare oltre il sentiero, anche perché ho capito subito che dovevano farci perdere tempo intanto che loro montavano il percorso delle corde” DAVIDE G.

“La giornata mi è piaciuta, soprattutto i giochi di corda e il panorama” DAVIDE T.

“Giornata bella. Bel panorama. Ci siamo divertiti a fare i giochi. Gita impegnativa, ma divertente” ANDREA e DAVIDE C.

“Molto bello il luogo, carino il gioco con le corde, bella l’esperienza nuova della discesa in corda doppia con il discensore. Unico neo: ma non c’e’ un bagno?” LAURA ed ELISA

“La camminata è stata faticosa, ma la meta appagante” ELEONORA

“Mi è piaciuto salire in alto e vedere i camosci” GIULIA

“Mi sono piaciute tutte le cose che abbiamo fatto, soprattutto la discesa con la corda. Pino, Francesco, Carlo e Beppe ci hanno spiegato bene e sono simpatici”  GRETA

ARRIVERCI ALLA PROSSIMA GITA CAI

Ragazze e ragazzi del CAI

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Pian Sciresa EG 2017

30 aprile 2017

ESCURSIONE A PIAN SCIRESA

La primavera ci ha davvero fatto un brutto scherzo. Ci aspettavamo il sole, il caldo e invece dobbiamo pazientare ancora per un po’.

Partiamo da Galbiate e raggiungiamo l’imbocco dell’antico “Sentiero di Mezzo” che ci permette di godere già di prima mattina di un panorama mozzafiato. Sotto di noi l’antica chiesa di San Michele con il suo fascino di luogo d’altri tempi, i paesi di Garlate e Pescate affacciati sul nostro lago invidiatoci da molti.

Senza quasi accorgercene arriviamo al pianoro di Pian Sciresa sul versante orientale del Monte Barro. Con le sue forme ondulate è la forma più estesa di tipo carsico sul monte.

Dopo una breve pausa ragazze e ragazzi sono pronti per la gara di Orienteering. Tra boschi e prati questa disciplina sportiva si trasforma, grazie ai nostri esperti accompagnatori, in un allegro gioco tra bussole, cartine e osservazioni naturalistiche.

Spazio al pranzo, al gioco di gruppo (naturalmente calcio per i maschi e ….. salto della corda per le femmine) e poi di nuovo in cammino. Dopo un breve percorso di saliscendi attraverso la Val Faèe affrontiamo lo sperone roccioso in località Scalögia ed effettuiamo una sosta nella località Belvedere, curata dal gruppo Alpini di Galbiate dove ammiriamo di nuovo lo splendido panorama del nostro territorio.

In breve siamo ai Piani di Barra, sito di interesse archeologico. Torniamo indietro nel tempo, nel IV/V secolo d. C. Questo luogo viene scelto da un gruppo di militari goti che in questa posizione strategica può controllare anche la zona di Milano già conquistata.

Ma per oggi può bastare: lezione di geografia, storia, orientamento!

Ora camminiamo verso Galbiate chiacchierando in compagnia.

Una maestra simpatizzante

 

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Sentieri del Monte di Brianza EG 2017

2 aprile 2017 – Prima uscita con “quelli del CAI” sui Sentieri del Monte di Brianza

“Andare in montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura”.
(da Le otto montagne di Paolo Cognetti)
Domenica 2 aprile ci siamo ritrovati al parcheggio di viale Vittoria per la prima uscita stagionale del CAI giovanile.

È stato come quando si porta a casa un animale. Avete mai provato a tenere un cucciolo di cane? Lo stesso! Noi bambini che partecipavamo per la prima volta eravamo i cuccioli in questo caso. Gli accompagnatori, gli adulti, molti genitori erano la famiglia che ci accoglieva. Cercavamo di annusarci, soprattutto di conoscere gli altri cuccioli. Ogni tanto un’occhiata anche agli adulti, al papà o alla mamma, che sembrava non avessero problemi perché, riuniti in crocchi, ridevano di gusto tra di loro. Gli accompagnatori si davano da fare per mostrarsi simpatici, accoglienti e nello stesso tempo impartire delle regole che sono sempre fondamentali quando si sta in un gruppo. Alla conta ci siamo accorti, nonostante che il gruppo di persone con lo zaino in spalla sembrasse numeroso, che noi bambini eravamo in pochi. Non superavamo la ventina. È un peccato perché molti miei amici mi avevano confidato che sarebbero venuti, invece avranno preferito passare la domenica giocando con lo smartphone o ad annoiarsi in qualche centro commerciale, oppure si sono fatti impaurire da quella nuvola che promette una spruzzatina di pioggia a metà mattina. Peccato! In tanti sarebbe stato sicuramente più bello, ma forse ho capito che andare in montagna non è per tutti. È solo per i “duri”!

La prima uscita, come quando si intraprende qualsiasi attività sportiva non può essere pesantissima. Serve per farsi la gamba, per rompere il fiato. Questo è quello che ci hanno detto gli accompagnatori ed è anche la nostra speranza. Il percorso programmato tutto sommato è da definirsi facile. Avremmo scollinato sui sentieri del Monte di Brianza che, visto qui dal parcheggio è alto una spanna. Attraversiamo il paese a piedi, in fila indiana. I luoghi sono noti, sembra una scampagnata per un picnic. Dopo aver raggiunto la chiesetta del Lazzaretto, stando sul sentiero che costeggia le ultime case, alle pendici della collina, imbocchiamo la scalinata del Bosisolo che serpeggia fra le case in salita e gli orti.  Il segnalino bianco rosso N° 10 del CAI indica l’inizio del sentiero che da Oggiono, passando per Ello e Figina ci porterà alla cima del Monte Crocione. Man mano che ci si alza la vista diventa stupenda. Abbiamo l’impressione di essere su un aereo e sotto di noi ci sono i tetti del paese. La spruzzatina d’acqua prevista è un divertente fuori programma perché tutti, secondo consiglio di “quelli del CAI”, portiamo nello zaino un ombrellino che serve per ripararci. Sembriamo un serpente colorato.

Superata la frazione del Castello di Oggiono già smette di piovere e il cono del Ellocampanile romanico di Ello sbuca oltre gli alberi. Sembra indicarci la direzione da tenere. Facciamo sosta nella piazzetta della chiesa di Ello. Cediamo alla curiosità ed entriamo in chiesa perché qualcuno dice che all’interno c’è un crocefisso antico con Gesù Cristo che ha i capelli veri. Soddisfatti ripartiamo quasi subito perché è prevista un’altra breve sosta poco lontano, a “I mort de la rata”. In quel luogo sorge una cappella che, come il Lazzaretto di Oggiono, ricorda i morti della peste, un’epidemia che spesso colpiva le nostre terre nei secoli scorsi, mietendo centinaia di vittime. Erano i topi a diffondere il contagio. Ecco perché si chiama così.

Ora il sentiero diventa più ripido. Non c’è vista perché si snoda nel bosco. È comunque l’occasione per riconoscere i nomi delle piante: robinie, ciliegi selvatici, faggi, castagni. Lungo la salita incrociamo un paio di ciclisti, impegnati in discesa con la loro mountain bike.

Poco prima di Figina (comune di Galbiate) passiamo davanti ad un capanno dei cacciatori. È tutto pulito, senza rovi. Sulle piante ci sono appese delle gabbie, dove si presume vengano messi gli uccelli da richiamo. È tutto molto bello, troppo bello, se non si pensa che è solo un trucco per attirare in trappola gli uccelli inermi, ed essere catturati dai cacciatori. Poco sopra il capanno, a Polgina, termina il bosco e finalmente la veduta può spaziare lontano sul belvedere. È uno dei posti migliori per godere della vista dell’intera Brianza, dei suoi laghi e sulla cerchia alpina che il sole finalmente deciso in quel momento riempie di colori e sfumature.
FiginaLe balze alle nostre spalle ci precludono invece la vista di Figina che si trova affossata in una conca e che raggiungiamo in pochi minuti. La frazione di Figina (comune di Galbiate) si adagia a quota 627 ai piedi del monte Crocione (877 m.) in una valletta ben riparata e raccolta, particolarmente adatta alle contemplazioni e alla vita monastica. Qui la sosta è obbligata.

Le vicissitudini di questo borgo rurale, ora abbastanza decadente perché è stato abbandonato dagli ultimi contadini, affondano le radici nella storia della Brianza. Seduti sui gradini della chiesetta di San Nicola e San Sigismondo ascoltiamo la storia di questo luogo, il cui nome compare già in un documento del 1107.
Contessa, o Comitissa, moglie del fu Azzone Crasso, dona al Monastero di Cluny i suoi possedimenti compresi fra il Monte di Brianza e il luogo di Figina perché sia eretta una chiesa e una “cella” (monastero) dedicata a San Nicolao venerato a Milano.

Per la prima volta si rileva in un documento il nome Brianza, che adesso identifica un vasto territorio compreso fra le provincie di Monza, Como e Lecco. Quindi si capisce l’importanza che ha questa collina che con presunzione definiamo monte. Sapere di essere seduti su questa terra così piena di storia ci ha scaldato il cuore e inzaccherato i pantaloni. Sì perché l’Abbazia venne veramente costruita, con tanto di chiostro, e tanto di frati neri, anche se tuttora sono pochi i segni visibili, su questo terreno, come dice il nome di Figina, abbastanza fangoso, argilloso, poiché si tratta del fondo di un lago prosciugato, lascito del ritiro dei ghiacciai dell’ultima glaciazione che risale a 25-50 mila anni fa.

Dopo questo excursus geologico e con in testa i frati incappucciati di nero della badia di Figina riprendiamo il cammino risalendo il crinale del Monte Crocione. Il sentiero è argilloso e fangoso. Per un lungo tratto è preferibile camminare sul bordo piuttosto che sul fondo del sentiero, disconnesso da profondi solchi lasciati dalle ruote dei mezzi agricoli. Raggiunta la sommità, anziché prendere per la cima vera e propria deviamo verso la cascina Alpe (comune di Colle Brianza). L’edificio è un gioiellino incastonato nel verde, ai piedi di un terrazzo naturale dal quale si gode un panorama incantevole. Ci sono dei tavoli nel prato, con delle panchine, che sono un invito alla sosta. Finalmente gli accompagnatori decidono di fermarsi, con nostra somma gioia. L’ultimo pezzo di salita è stato abbastanza impegnativo, quindi riposarsi sull’erba del prato di fronte alla cascina non solo è necessario, ma indispensabile, come mettere qualcosa sotto i denti. Mangiare ha la doppia funzione di ridare energia e svuotare lo zaino che diventa più leggero. I nostri genitori e “quelli del CAI”, seduti ai tavoli, pranzano allegramente e rumorosamente. La baita è organizzata per ricevere gruppi e funge da trattoria. Mentre il gestore prepara il caffè con la moka c’è il tempo per giocare a bandiera. È vero che la meta prefissata è stata raggiunta, ma non dobbiamo farci vedere dagli adulti troppo pimpanti, altrimenti quelli sono capaci di aggiungere altri chilometri di cammino.

Ripartiamo felici con il pensiero che da ora il percorso è tutto in discesa, ma non ci illudiamo perché non per questo sarà meno faticoso. Raggiungiamo l’abitato di Ravellino, poi l’oratorio di Sant’Alessandro a Cavonio (Dolzago) fino al laghetto di Cogoredo. Adesso la stanchezza affiora visibilmente. Ci sentiamo abbastanza stanchi, ma tirare i sassi nell’acqua del lago è un’attrazione troppo forte. Diamo fondo a tutte le riserve di cibo dello zaino. Le gambe sono dure, i piedi soffrono, ma Oggiono è lì, oltre la collinetta del Trescano. Ce la faremo, ma “quelli del CAI” sembra che finora abbiano fatto una passeggiatina rilassante nel parco. Decidono che occorre fare un ultimo sforzo. E allora su fino alla Ghisolfa. Bella la cascina Ghisolfa, ma ormai le gambe vanno da sole e il cervello ha in mente solo una cosa: arrivare all’oratorio di Oggiono e mangiare, seduti, un ghiacciolo. Dal Chiaré scendiamo al piano percorrendo la scalinata del Lazzaretto. Siamo sempre più stanchi e il cervello elabora che il ghiacciolo va bene di qualsiasi colore. Poi arriviamo, esausti, ma soddisfatti. In fondo è solo la prima uscita, alla faccia della sgambata. “Quelli del CAI” ci hanno fatto morire! Un ultimo appunto. I ghiaccioli al bar dell’oratorio sono finiti. Ma non fa nulla. Noi siamo dei “duri”!

Giovanni Corti “Junior”

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