Rifugio Benigni

DOMENICA 12 GIUGNO 2016

PESCEGALLO (VAL GEROLA) 1454m – RIFUGIO BENIGNI 2222m
Partiamo molto presto: Oggiono è già animata dalla presenza dei primi podisti che danno il via alla consueta camminata Avis.

Arrivati al parcheggio di Pescegallo, in Val Gerola, cominciamo la salita.

Se volessimo trovare una parola ricorrente per l’escursione di oggi potrebbe essere “IMMAGINAZIONE”. Eh sì, proprio così! IMMAGINIAMO, dietro alle nuvole che ci accompagnano per l’intera giornata, il sole che attendiamo già da diversi giorni.

benigniLa vallata è bellissima, anche se mostra i segni di una stagione ancora assopita: la soldanella, fiore tipico che spunta anche nella neve, anima i prati; i rododendri, ancora chiusi nei loro boccioli; non possiamo fare altro che …IMMAGINARE che la loro fioritura colorerà di rosa acceso i versanti della montagna.

Il percorso ci permette di sperimentare un’arrampicata un po’ impegnativa, ma affascinante, tra rocce sporgenti e rigagnoli d’acqua.

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Il guardiano di dighe

Terza uscita Alpinismo Giovanile – CAI Oggiono
Visita alla diga di Moledana (912 m.)
Domenica 8 maggio 2016

Il parcheggio di viale Vittoria colorato di magliette giallo fosforescente dei bambini che rincorrendosi, trovano già il modo di trasformare in gioco il ritrovo di partenza per l’escursione è il primo flash che rimane impresso nella memoria di questa giornata.
Gli accompagnatori del CAI e i genitori sono più impegnati a stiracchiarsi, vista l’ora mattutina domenicale, e consultare sui loro smartphone le previsioni meteorologiche. Danno pioggia a metà pomeriggio. Basterebbe guardare il cielo. Il sole fa capolino fra le nuvole bianche e grigie. Nessuno si perde d’animo. Negli zaini una mantellina impermeabile non manca mai. Soprattutto si confida nella buona stella e che le previsioni non siano azzeccate.
La partenza vera dell’escursione è da Verceia, un paesino della Valchiavenna, situato sulla riva del lago di Mezzola. Quando passiamo in mezzo al paese il colpo d’occhio del gruppo è notevole. Siamo un’ottantina di persone. I trentuno bambini sono davanti con gli accompagnatori, noi genitori aggregati stiamo in coda. Chiacchieriamo mentre attraversiamo le vie in salita del piccolo borgo che a quell’ora del mattino sembra deserto. È solo un’impressione perché la gente, attirata dal nostro vociare, si affaccia alla finestra o sui balconi e ci saluta curiosa. Chissà, gli escursionisti della domenica saranno una divertente variazione alla monotonia dei giorni feriali.
Appena fuori dall’abitato imbocchiamo una mulattiera. Il segnavia indica Valle dei Ratti. Iniziamo a salire entrando in un castagneto. Il sentiero è ripido, a gradini, quasi una scala santa. Quando la vegetazione si dirada si vede il lago di Novate e l’inizio del lago di Como. I profumi del bosco sono intensi e fanno arricciare le narici.
La pendenza è sempre notevole. I ragazzi hanno un passo da camosci. Noi adulti fatichiamo a tenere il loro passo. In montagna ognuno ha il suo. Si formano dei gruppi: i più lenti e i più veloci. Caratteristica comune il silenzio. Ognuno mantiene il fiato sperando in una sosta degli accompagnatori CAI. Ci fermiamo a Piazzo (625 m.), un piccolo agglomerato di vecchie case fatiscenti, ma con una fontana che butta acqua fresca in continuazione. Il ristoro è d’obbligo. Riprendiamo fiato, poi si riparte sempre in salita seguendo i cartelli: Frasnedo e Valle dei Ratti.
La mulattiera incrocia spesso una carrozzabile. Il primo tratto è asfaltato, poi in terra battuta. È proprio sbucando sulla strada che incontriamo un trattore con un carrello pieno di pecore. Le battute sul fatto che gli animali salgano in cima più comodamente di noi cristiani si sprecano.
Dopo circa un’ora di salita raggiungiamo “San Sciucc” (820 m.), uno spiazzo con dei tavoli in cemento e una cappellina con un affresco della Madonna, ancorata a un portico che gli alpini del posto hanno attrezzato con un camino e un tavolo, e una fontana. È un buon riparo se dovesse piovere. Il luogo è circondato da tronchi di vecchi castagni centenari. Hanno la caratteristica di essere quasi completamente scavati all’interno, come se fossero sostenuti solo dalla corteccia.
Incrociamo in questo luogo un altro gruppo di giovani alpinisti, dell’OSA di Valmadrera. Le nostre magliette gialle si mescolano alle loro che sono rosse. Sono diretti anche loro alla diga. Ripartono prima di noi. Li incroceremo al ritorno, sul “Tracciolino”.
Quando riprendiamo la marcia il Tracciolino (912 m.) non è lontano. Sapevamo che lì avremmo trovato una ferrovia, ma la vista dei binari a scartamento ridotto ci sorprende comunque e siamo felici perché ora, proprio seguendo il tracciato dei binari il percorso è pianeggiante e soprattutto siamo vicini alla meta. È incredibile se pensiamo che la costruzione di questa struttura risale agli anni trenta del secolo scorso per servire la costruzione della diga. È un tracciato di circa dodici chilometri che taglia valloni fra i più orridi e verticali che si possano immaginare e collega la diga di Moledana in val di Ratti con la Val Codera. Il trenino è tuttora funzionante. Gli ultimi cento metri sono in galleria. Abbiamo tutti l’impressione di essere in un’attrazione di un parco dei divertimenti, ma qui non c’è niente di finto. È tutto vero. All’uscita dalla galleria siamo catturati dalla vista della diga. Da una parte il lago con l’acqua di un blu cupo, dall’altra la paurosa forra che fa venire le vertigini con la muraglia eretta per trattenere l’acqua del lago. Oltre il camminamento c’è un uomo che ci aspetta. Siamo venuti fin qui per conoscerlo.
L’uscita di oggi non era solo per conoscere la valle dei Ratti, una delle vallate meno conosciute della Valchiavenna, ma soprattutto per conoscere Oreste Forno: il guardiano di dighe.
Siamo accolti dal suo sorriso. Un volto abbronzato, i denti bianchissimi, i capelli lunghi color nocciola, non un filo di bianco. Il fisico asciutto da montanaro. Sembra un giovanotto. Noi adulti un po’ lo invidiamo quando scopriamo che ha sessantacinque anni. «Dicono che gli alpinisti invecchiano di colpo, dalla sera alla mattina, così un giorno mi sveglierò e mi ritroverò un vecchietto molle e bianco» sorride.
I bambini si mettono seduti sul prato che è in leggera pendenza. Lui parla. Tutti pendiamo dalle sue labbra. Spiega come funziona una diga, come l’acqua sia la fonte di energia più pulita che esista. Quanta acqua ci sia nel bacino, come sia importante che tutti gli strumenti di controllo e sicurezza funzionino perfettamente, che una piccola diga come quella di Moledana sia sufficiente da sola per dare energia domestica a tutta la Valchiavenna. I guardiani sono in tre. A turno uno riposa, gli altri due devono essere presenti per due giorni e mezzo. Dice che il lavoro del guardiano di dighe non è un lavoro faticoso. Gli strumenti sono tutti automatici, bisogna solo essere presenti e soprattutto che tutto funzioni. I problemi nascono con i temporali improvvisi, quelle bombe d’acqua che in venti minuti riempiono completamente il bacino. Allora bisogna correre e aprire le paratie per scaricare la massa d’acqua. Certo, devi amare la solitudine, la natura, la montagna… allora è il lavoro più bello del mondo.
Oreste parla con un tono di voce basso. I bambini sono attenti. Qualcuno fa domande. C’è chi vuole conoscere il suo passato, prima di fare questo lavoro. Gli mostriamo un manifesto per la sua spedizione sull’Everest proprio con il CAI Oggiono. Gli occhi brillano, rivelano le emozioni di quei momenti. Lui è uno che ha provato tutto, che è salito le montagne più famose del mondo, che ha condotto spedizioni sulle montagne più alte del mondo… il Pic Lenin, il Cho Oyu…
«Non voglio che si dica che sono un grande alpinista, preferisco dire che sono un grande innamorato della montagna». È reticente sul suo passato. Lui che era avviato ad essere una star acclamata e ricercata dell’alpinismo himalayano, ad un certo punto, ha preferito mettere davanti a tutto il resto la famiglia e fare il guardiano di dighe. Un lavoro che gli consente di vivere in mezzo alla natura e avere tutto il tempo necessario per la sua passione: quella di scrivere libri. Naturalmente di montagna.
Ai ragazzi dice che la montagna gli ha insegnato che la gioia si conquista con la determinazione e con la fatica. Concetto che bisogna applicare in tutto ciò che facciamo. Ci trasmette messaggi di saggezza. La felicità di stare immersi nella natura, di imparare dagli animali che insegue con la sua macchina fotografica. Il suo incontro ravvicinato con la volpe, l’inseguimento all’orso, le aquile, i galli di montagna. Tutti lo ascoltano a bocca aperta. Lui non è un professore ma ognuno di noi da quella cattedra-terrazza sul bacino della diga, circondato dalle cime del Pizzo Ligoncio, dalla punta Medesasca, dal Sasso Manduino, si è reso conto che Oreste Forno è sicuramente un maestro di vita.
Ad un certo punto sentiamo lo sferragliare del vagoncino sui binari. Arriva l’altro guardiano per il cambio. Oreste ci saluta e si avvia sul camminamento della diga. I bambini lo applaudono veramente come una grande star.
Poco dopo anche noi riprendiamo la via del ritorno. Negli occhi la figura di quell’uomo, l’alpinista, lo scrittore, il guardiano di dighe, e le riflessioni per una scelta di vita che ognuno di noi dice che vorrebbe fare ma che in pochi sono in grado di fare veramente: il lavoro più bello del mondo!
Ah dimenticavo! Secondo previsione verso le due è iniziata la pioggia, leggera.

Giovanni Corti

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Programma Evergreen 2016

In caso di pioggia o condizioni climatiche non idonee, l’escursione potrà essere modificata o sospesa senza preavviso.
Nella bacheca del C.A.I. di Piazza Manzoni sono esposti gli itinerari del mese in corso. Possono partecipare tutti purchè tesserati al C.A.I.

Con la partecipazione alle escursioni i Soci dichiarano di aver preso visione del regolamento del Gruppo e di accettare le norme in esso contenute.
Il regolamento è visibile sul sito internet www.caioggiono.it o presso la Sede della Sezione del Cai di Oggiono

Il ritrovo di partenza è presso i parcheggi ASL in Via Bachelet

Calendario escursioni Evergreen del 2016 in pdf

DATAORALOCALITA' PARTENZAQUOTAMETAQUOTADIFFICOLTA'DISLIVELLOATTREZZATURA
13 gennaio8:00Galbiate360Monte Barro922E562
20 gennaio8:00Vercurago - Somasca291Monte Magnodeno1240E949
27 gennaio8:00Pian del Tivano950Monte San Primo1686EE736Ramponi
03 febbraio8:00Moggio890Piani di Artavaggio1900E1010Ramponi
10 febbraio8:00Sormano820Monti Palanzone e Bollettone1436E616Ramponi
17 febbraio7:00Balisio738Grigna Settentrionale2410EE1672Ramponi
24 febbraio7:30Introbio588Rifugio Grassi1987EE1399Ramponi
02 marzo7:30Forcella di Olino1148Monte Resegone1875EE727Ramponi
09 marzo8:00Lecco257Monte San Martino1046EE789Sentiero dei "Tecett"
16 marzo7:30Premana Loc. Giabbio766Rif. Casera Vecchia di Varrone1675E909Ramponi
23 marzo8:00Valmadrera290Pianezzo rifugio SEV1225E935
30 marzo7:30Cransola780Cimone di Paglio1800E1020
06 aprile8:00Suello275Cornizzolo1240E965Sentiero "val de la porta"
13 aprile7:30Alpe del Vicerè900Monte Boletto - Brunate1236E336
20 aprile7:30Vendrogno723Monte Muggio1799E1076
27 aprile8:00Maggio797MOnte Due Mani1667EE870
04 maggio7:30Prato San Pietro506Rifugio Bogani1822EE1316Valle dei Molini
11 maggio7:30Schignano650Sasso Gordona1410EE760
18 maggio8:00Valbrona480Monte Megna1050E570
25 maggio6:30Verceia - La Motta800Rifugio Primalpia1980E1180
01 giugno7:00Menarola - Voga1057Bivacco all'Alpe Forcola1838E781Rientro dall'Alpe Cima
08 giugno6:30Isola1268Montespluga1908E640Sentiero del Cardinello
15 giugno7:00Laveggiolo1470Cima di Fraina2288E818
22 giugno6:30Premana950Laghi di Deleguaggio - Pizzo Alto2512EE1562
29 giugno6:00Passo della Presolana1297Pizzo della Presolana2521EE1224
06 luglio6:00Plan da Lej (Maloja)1805Piz Grevasalvas2932EE1127
13-14 luglio7:00Passo Paradiso2585Sentiero dei Fiori3166EEA800Set da ferrata - ramponi
20 luglio6:30Pescegallo Val Gerola1454Pizzo dei Tre Signori2553EE1099
27 luglio6:00Bagni di Masino1172Passo del Barbacan2598EE1426Dal Rif. Omio al Gianetti
03 agosto6:00Diavolezza (funivia)2093Piz Languard3262EE1169
10 agosto6:00Campo Moro2000Rifugio Marinelli2813EE813
07 settembre6:00Poira1077Bivacco Bottani Cornaggia2327EE1250
14 settembre6:30Pasturo627Grigna Settentrionale2410EE1783Via del "Cornel Bus"
21 settembre6:30San Giacomo - Dangri659Capanna Como1790E1131
28 settembre7:30Moggio890L'anello dei Campelli2010E1120
05 Ottobre7:00Paglio1358Rifugio Santa Rita1988E630
12 ottobre7:00Pian del Tivano - Veleso870Monte San Primo1686E816
19 ottobre7:30Piani Resinelli1278Grigna Meridionale2184EE906
26 ottobre7:30Versasio602Periplo del Resegone1530E928
02 novembre7:30Parè205MOnte Moregallo 50° OSA1276EE1071
09 novembre7:30Abbadia Lariana280Piani Resinelli1278E998
16 novembre8:00Carenno635Monte Tesoro1432E797
23 novembre8:00Valmadrera320Monte Birone - Monte Rai1259EE939
30 novembre8:00Lecco - Versasio602Monte Magnodeno1240E638
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Tre Corni di Canzo

DOMENICA 1 MAGGIO 2016 – TRE CORNI DI CANZO RIFUGIO SEV
Il meteo prevede pioggia e i dubbi sono molti: passeggiata sotto l’acqua o poltrire al calduccio?
rifugio-sevOk dai, buttiamoci! In fondo due gocce di pioggia non hanno mai dato fastidio a nessuno.
La gita si preannuncia semplice, un’ora e trenta di cammino su strada asfaltata, poi pranzo al rifugio. Al parcheggio siamo pochini, ma si parte…

Raggiungiamo Valbrona in macchina e, lasciate le auto, ci bardiamo con mantelle, kway e ombrelli e incominciamo la salita.
Tra una battuta e l’altra, una chiacchierata, una risata, passo dopo passo, la meta si fa più vicina. Per di più smette anche di piovere e, piano piano, cominciamo a intravedere le prime schiarite e qualche squarcio di panorama del nostro lago e delle nostre montagne che, nonostante le nuvole, hanno sempre un loro fascino (sarà perché sono i nostri luoghi?!).
Senza nemmeno rendercene conto siamo al rifugio dove un bel piatto caldo, l’immancabile fetta di torta e il calore di una stufa riportano il sorriso sui nostri volti. A tavola ce la prendiamo comoda, tra risate, racconti, progetti ; non manca l’argomento “dove trascorrerai quest’estate le vacanze”? Sembrano ancora così lontane, mah! Sarà come per il rifugio, sembra sempre irraggiungibile e poi è dietro l’angolo.
Arriva il momento di ripartire, è già da un pò che non piove più. La discesa, si sa, è sempre più facile e in brevissimo tempo siamo alle macchine.
Ci diamo appuntamento per domenica prossima, alla fine felici dell’avventura appena trascorsa e di aver vinto la pigrizia iniziale.

Mariella

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Manutenzione sentieri

SABATO 21 MAGGIO 2016
GIORNATA MANUTENZIONE SENTIERO N° 10 (sopra Ello)
RITROVO

ore 8:00 presso la Sede CAI

Questa uscita la dedichiamo al sentiero sopra indicato, abbiamo intenzione di  preparere un calendario di uscite per ripristinare la segnaletica o compiere piccoli interventi. Tutti i soci CAI di buona volontà sono invitati ad unirsi ai volontari della Commissione Sentieri CAI di Oggiono per partecipare alle uscite, abbiamo veramente bisogno di aiuto per poter mantenere percorribili i sentieri. Non è richiesto nulla di particolare, sono camminate lungo il nostro Monte di Brianza con pennello e vernice per “rinfrescare” la segnaletica, sono adatte a tutti !

“All’escursionista è idealmente affidata la memoria storica di un patrimonio plasmato dalla fatica, dal sacrificio, dalla caparbia determinazione degli uomini della montagna.
All’escursionista, più che ad ogni altro frequentatore della montagna è demandata la conservazione di questo ingente capitale culturale.”

Con queste parole Annibale Salsa (presidente generale del CAI dal 2005 al 2010), dichiarava già nel 1996 l’impegno forte e concreto del CAI per la cura del patrimonio dei sentieri attraverso la partecipazione diretta dei suoi iscritti.
Negli ultimi lustri, alle sezioni che storicamente già svolgevano un’attività sentieristica organizzata, se ne sono aggiunte innumerevoli che, con altrettanta fatica e sacrificio dei contadini/uomini della montagna cui alludeva Salsa, hanno coinvolto centinaia, migliaia di persone. Si tratta di volontari, organizzati in sezioni e sottosezioni, gruppi o commissioni sentieri, che, con entusiasmo e competenza in nome e per conto del CAI, svolgono un’attività sociale di primaria importanza, sulla base degli indirizzi tecnici e con il supporto della Commissione Centrale per l’Escursionismo e del Gruppo Lavoro Sentieri.

 

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Incontro a San Pietro

DOMENICA 3 APRILE 2016 SAN PIETRO AL MONTE – CIVATE

Se volessimo trovare una parola chiave per la giornata di oggi, sarebbe sicuramente “INCONTRO”.
Diversi infatti sono stati gli incontri nel corso di questa domenica.
Subito scesi dalle proprie auto al mattino, quello con le persone. Amici che frequentiamo da sempre; amici che non vediamo da un po’; bambine, bambini, ragazze, ragazzi, adulti, che lo diventeranno. Insieme iniziamo questa nuova avventura. Quest’anno siamo davvero in tanti!
Il secondo incontro, non meno importante, con i luoghi e la natura.
Salendo da Civate per la Val dell’Oro percorriamo un sentiero incantevole: il bosco, ancora un po’ assopito dall’inverno appena trascorso, si colora di mille fiori, rinasce con il risveglio della natura. L’uomo fa la sua parte: una grande scalinata ci permette di alleviare la fatica per la pendenza a volte ardua, i cartelli informativi ci invitano ad una sosta che ci regala un po’ di riposo e ci fa conoscere il perché, anni addietro, persone come noi hanno deciso di costruire proprio lassù la loro dimora.
sanpietroEd eccoci quasi giunti; passiamo sotto un antico arco in pietra e, finalmente, la basilica: San Pietro al monte trasmette ogni volta un non so che di magico.
Il terzo è l’incontro con l’arte.
L’architettura del complesso ci lascia senza fiato e che dire dell’interessante visita guidata alla basilica? Un tuffo in altri tempi, un riscoprire che, anche senza molti mezzi e tecnologie moderne, l’uomo riesce sempre a manifestare se stesso attraverso il disegno, i simboli, i colori, le sculture.
E poi l’Incontro, con la I maiuscola.
Quello con Gesù nella Messa, che ci ha fatto sentire davvero accolti, attraverso il sacerdote che ci ha trasmesso con il sorriso la sua gioia di essere cristiano. Attraverso la Parola che ci ha ricordato San Tommaso a cui ci sentiamo tutti un po’ vicini.
E’ stato davvero bello! Ormai il ghiaccio è rotto …
Ci rivediamo domenica 17 per un’altra avventura.
Claudia

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Monte Cabianca

DOMENICA 20 MARZO

Il monte Cabianca può essere raggiunto sia dal comune di Carona che da Valgoglio.

Da Carona si sale verso il rifugio Calvi, situato a quota 1.990 m. s.l.m., si prosegue per ilCima_monte_cabianca sentiero direzionepasso della Portula e, prima della baita Pian dell’Asino, si sale a destra (ovest) in direzione lago dei Curiosi. Presso il lago si prende per il canalone e si sale fino al Naso di Cabianca (2.475 m). Si prosegue lungo la cresta che conduce prima alla Spalla e quindi in vetta.

Da Valgoglio invece si sale fino la località Bortolotti, dalla quale si segue il segnavia del CAI numero 268, che permette poi di raggiungere le case ENEL nei pressi della diga del lago Sucotto. Da qui proseguire verso la capanna Lago Nero, posta nei pressi dell’omonimo lago, per arrivare quindi al lago di Aviasco. Poche decine di metri dopo la diga dello stesso, seguire la traccia che sale a monte e, in circa un’ora, permette di arrivare in vetta.

Un’altra via alternativa si dirama dal passo di Aviasco (a sua volta raggiungibile dal versante della valle Seriana dall’omonimo lago e da quello della valle Brembana mediante la valle dei Frati) e sale al monte dei Frati (2.502  m) e, tramite una facile cresta, tocca la cima del monte Valrossa (2.550  m) da cui in breve si arriva alla cima del monte Cabianca.

Per informazioni, telefonare il venerdì sera al numero: 0341261043

 

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San Pietro al Monte

DOMENICA 3 APRILE – (Cenno storico) L’abbazia di San Pietro al Monte è un complesso architettonico di stile romanico, situato nella valle dell’Oro nel comune di Civate in provincia di Lecco.

s-pietroIl luogo, che attualmente non è più occupato da religiosi, si compone di tre edifici: la basilica di San Pietro, l’oratorio intitolato a san Benedetto e quello che era il monastero di cui rimangono solo rovine. Le costruzioni facevano parte del complesso dell’abbazia benedettina di Civate comprensiva, nell’abitato, della basilica di San Calocero e delle chiese di San Nazaro e San Vito. Due portali in pietra con sopra inciso il motto Ora et labora ci ricordano la passata presenza qui di frati benedettini.

L’imponente ciclo di affreschi della basilica di San Pietro, che ha come tema l’Apoteosi finale del Cristo e il Trionfo dei Giusti sulla falsariga dell’Apocalisse di san Giovanni, ne fa una tra le più importanti testimonianze romaniche lombarde.

La leggenda di San Pietro al Monte narra che l’ultimo re longobardo Desiderio vi costruisse un cenobio nel 772 per la miracolosa guarigione dell’occhio del figlio Adelchi grazie alle acque di una fonte, che scorre a tutt’oggi vicino alla chiesa.[1] A parziale testimonianza di una presenza tardo antica resti di una torre, cappelle, colonne e murature databili tra il V e VIII secolo.

Il più antico documento, IX secolo, cita la presenza dell’abate Leutgario con trentacinque monaci benedettini legati al monastero di Pfäfers inSvizzera.

Il vescovo di Milano Arnolfo volle essere seppellito a San Pietro 1097 dopo avervi trascorsi gli ultimi anni di vita, probabilmente la sua presenza portò ai lavori di trasformazione dell’XI secolo. L’ampliamento della struttura portò al capovolgimento dell’asse est-ovest della basilica a successivamente alla sua decorazione.

Il monastero fu distrutto per ritorsione dal Libero comune di Milano in seguito allo schierarsi dai monaci con l’imperatore Federico Barbarossa, la comunità benedettina si trasferì a valle lasciando la custodia a pochi monaci votati all’ermitaggio.

Sulla metà del XVI secolo monaci Olivetani tornarono a far vivere l’abbazia, furono scacciati definitivamente nel 1798 durante la Repubblica Cisalpina.

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Pizzo Arera

DOMENICA 24 GENNAIO – Cenni storici – Il pizzo Arera, alto 2.512 m s.l.m., è una montagna delle Prealpi Bergamasche situata lungo il crinale che separa la val Brembana dalla val Seriana in provincia di Bergamo.

pizzo-areraDi grande interesse il patrimonio sotterraneo dell’Arera, comprendente estesi sistemi di miniere dismesse e i due più profondi abissi naturali di origine carsica della provincia di Bergamo: abisso La Dolce Vita (dislivello 485 metri) e abisso dei due Increduli (dislivello 635 metri). Le esplorazioni speleologiche sono in costante evoluzione e le scoperte si susseguono da anni.

È accessibile sia da nord che da sud, e la via più breve per raggiungerlo parte a sud del monte, dalla località Zambla Alta. La partenza del sentiero si trova alla fine di una lunga strada a fondo chiuso che percorre da Zambla il lato sud dell’Arera. Qui c’è un parcheggio situato nei pressi di un camping dove, alla fine della strada asfaltata, si comincia a salire verso dei vecchi impianti di risalita non funzionanti. Si arriva alla partenza degli impianti seguendo la carrabile, e da qui si prende il sentiero a sinistra (ovest) fino a raggiungere il rifugio Capanna 2000.

Dietro il rifugio il sentiero si dirama. Scendendo si va lungo il sentiero dei Fiori, che prosegue in direzione nord fino alle baite di Mezzeno, in localitàRoncobello, mentre salendo ci si arrampica su per un crinale e una volta in cima si prosegue attraverso degli avvallamenti per sbucare ad un muro attrezzato con una scaletta in ferro e, dopo un’ulteriore salita, si raggiunge la vetta. Il panorama dalla vetta spazia soprattutto in direzione sud e verso la val Brembana.

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